Il masking (mascheramento) ci spinge a nascondere tutte quelle parti di noi che non si adattano ai parametri neurotipici (per neurotipico s’intende il funzionamento cognitivo comune, non sempre corrispondente alla maggioranza ma a ciò che è tipico secondo le norme sociali), in particolare l’abilismo è un sistema di valori culturali che ci porta a esperire forti emozioni negative ogni volta in cui un nostro aspetto o comportamento ci classificherebbe come disabile.
Il masking per le persone neurodivergenti (ma anche quello atto a nascondere la propria identità di genere, orientamento sessuale, cultura di appartenenza ecc.) provoca gravi conseguenze a livello di salute mentale e fisica, portando le persone a costruire un’identità adatta alla situazione ma inautentica.
Come possiamo superare la vergogna o la colpa di sentirci disabili nel momento in cui togliamo la maschera?
Intanto definiamo disabilità: essa non è una qualità intrinseca di un soggetto, ma si produce dalle caratteristiche di una persona e le barriere dell’ambiente sociale e fisico (definizione OMS).
Quando l’ambiente circostante è stato modellato per persone neurotipiche vien da sé che diversi aspetti delle persone neurodivergenti producano delle disabilità in quest’ultime.
Essere neurodivergenti non vuol dire essere “difettuali”, ma vuol dire far parte di una minoranza nella società.
Per minoranza ci si riferisce non solo ad un numero di individui minore rispetto al gruppo principale, ma anche a gruppi che esercitano meno potere nella società, la quale è strutturata secondo gerarchie sociali e favorisce alcuni gruppi a discapito di altri.
E’ importante prendere consapevolezza dell’abilismo interiorizzato e dunque interrogarsi su quante delle nostre convinzioni rispetto a “ciò che è giusto” siano in realtà frutto delle aspettative sociali, secondo cui esiste un modo “normale” di esistere e che spesso ci spingono a superare i nostri limiti, con conseguenze negative a livello di salute fisica e mentale.
Vivere in un mondo che esalta l’indipendenza e la produttività ci spiega come mai chiedere aiuto, avere tempi diversi per portare a termine un compito o non avere l’energia per lavorare 40 h alla settimana ci fa sentire sbagliati.
L’elaborazione del lutto per i propri limiti rispetto alle aspettative o al confronto con le persone neurotipiche è un processo che fa parte dello “smascheramento”.
Ammettere questi limiti però non è solo un atto fine a se stesso, ma ci aiuta a capire quali sono gli obiettivi autentici che vogliamo perseguire e quali strade alternative intraprendere per portarli al termine senza cadere nel burnout.
Costruire la nostra autostima sulla base di quanto siamo capaci a mascherare ed essere “abili” in ogni situazione non può che portarci a un confronto negativo con questi standard, mentre comprendere il proprio modo di funzionare ed essere consapevoli dell’ingiustizia sociale aiuta ad accettarci e a concederci degli adattamenti per stare bene.
Nel pratico cosa può essere utile?
Concedersi di smascherarsi completamente in situazioni sicure (private o con persone di fiducia);
Quando si hanno pensieri negativi e vergogna per qualcosa in cui non si è abili, ricordarsi che le convinzioni su “ciò che è giusto fare” derivano dall’abilismo interiorizzato;
Provare a ridefinire il concetto di valore e successo sulla base dei propri interessi e punti di forza e non sulle aspettative degli altri;
Provare a introdurre adattamenti nella vita sulla base di quelli che percepiamo come limiti:
prima di intraprendere un obiettivo, organizza il da farsi sulla base della tua energia piuttosto che su quello che avresti dovuto fare
considera l’opportunità di chiedere aiuto tenendo a mente che l’estrema indipendenza non è una qualità reale
ricordati che puoi dire no e stabilire i tuoi limiti con gli altri senza per questo essere cattivo o sbagliato
intervieni per adattare alla tua sensorialità i contesti in cui puoi farlo (es. luci, rumori, interazioni sociali).